la tessitura

la ceramica

il legno

i profumi

... entrano poveri ed escono ricchi, portano via le ricchezze senza furto, godono senza invidia dei tesori desiderati, e sono i soli tra gli uomini ad acquisire profitti senza alcuna speculazione. Appena infatti siano stati restituiti alla luce del sole, separano con acque le particelle più pesanti, cernite nel sottosuolo, dalla terra che le ha generate, e ripostele in vasi di argilla le fanno cuocere in grandi fornaci fino a quando si sciolgono opportunamente in liquido, e depurano con tanto fuoco i rivoli che colano dalle fiamme sino a quando rivelano la loro bellezza che le viscere della terra avevano celato. Così Cassiodoro nelle Varie descrive gli operosi minatori bruzi, addetti all´estrazione dell´argento che, insieme alla forte influenza culturale bizantina, ha fatto la fortuna dell´oreficeria artistica calabrese. Botteghe orafe erano presenti un po´ dovunque. Rossano e a Cosenza furono i centri più celebri in età medievale (a Cosenza esistevano addirittura una "Via degli Orefici" e una "Piazza degli Argentieri" sull´odierno Corso Telesio); Castrovillari nel Seicento; Monteleone (oggi Vibo Valentia) e Oppido Mamertina nel Settecento; San Giovanni in Fiore e Crotone negli ultimi due secoli.

I gioielli
I gioielli, realizzati in prevalenza in filigrana e oro, evocano e riproducono in modo sapiente e magistrale, i monili magnogreci. Dagli inventari dei Monti di Pietà, ma anche dai contratti matrimoniali, ne conosciamo le denominazioni. Particolarmente preziose la gargantiglia, una collana d´oro adorna di rubini, pietre verdi e granatine; le boccolette, orecchini con perle e pendenti di cristallo; i gioielli di petto, a forma di rosa, di cuore, di vaso da fiori, ma spesso anche semplicemente rotondi; gli Agnus Dei, piccoli pendenti con l´ immagine dell´agnello divino, all´interno dei quali erano iscrizioni religiose e formule in funzione magico-apotropaica; le ligazze, piccoli lacci d´oro; le spatille o spatuzze, spadini che lo sposo infilava nei capelli della sposa; le ranole, ciondoli-amuleti a forma di rana, abitualmente d´argento, usati per proteggere i bambini dalle malattie della gola e dal soffocamento.
I costumi tradizionali femminili, quelli albanesi soprattutto, ornati da gioielli preziosi, danno utili indicazioni sulla perizia degli orafi calabresi. Bellissimi i diademi d´oro adattati alle trecce delle spose, gli spilloni d´argento che trattenevano i nastri bianchi del capo, i pendenti e le collane, i cosiddetti pander (parola di origine greca che vuol dire senza vergogna) delle cinture d´oro, indossate dalle donne sposate, sulle quali era appesa una specie di borsetta chiusa, anch´essa d´oro.

I principali centri di produzione Oggi l´antica tradizione dell´arte orafa è magnificamente rappresentata da Spadafora a San Giovanni in Fiore e da Gerardo Sacco a Crotone. Tra le numerose varietà di gioielli prodotti, realizzati principalmente in filigrana e oro, si segnalano in particolare la "iennacca", una collana di una bellezza particolarissima, e il "brillocco",una spilla con una pietra incastonata.
gioielli
foto di Antonio Renda