Fondazione Napoli Novantanove
 

Autori

Corrado Alvaro (1895-1956)

nato a San Luca, nella provincia di Reggio Calabria, fu scrittore e giornalista. 
La Calabria fu l'orizzonte costante della sua opera narrativa, molto consapevole, peraltro, delle più avanzate esperienze del romanzo europeo. 
Con Gente in Aspromonte (1930), la vita calabrese fu rivelata alla cultura italiana nella sua sostanza quotidiana, realisticamente descritta, ma anche nelle sue risonanze arcaiche e magiche. 
Itinerario italiano (1933) e Il nostro tempo e la speranza rivelano un Alvaro diarista e saggista sottile. 
In una trilogia di romanzi (L'età breve, Mastrangelina e tutto è accaduto) si narrano le esperienze di un giovane calabrese inurbato.

 

Paul Louis Courier (1772-1825) 

scrittore, filologo e polemista francese. 
Si ferma a lungo in Italia in qualità di ufficiale napoleonico. Nel biennio 1805-1807 é di stanza nel Mezzogiorno e partecipa alla repressione della insurrezione calabrese. Lascia nelle sue Lettres il primo autentico memoriale sulle condizioni della Calabria e dell'intero Mezzogiorno. 
Tutte le sue opere, e soprattutto i Pamphlets, sono raccolte nel volume della Pleiade. 
Intelligenza acuta e inquieta, Courier é uno scrittore efficace e penetrante.

 

Richard Keppel Craven (1779-1851) 

figlio di sir William, sesto barone Craven, viaggia a lungo in Europa e nel 1805 si stabilisce a Napoli insieme alla madre, vedova in seconde nozze di Cristiano Federico Margravio di Brandeburgo. 
Nel 1834 una cospicua eredità gli permette di acquistare un grande convento tra le montagne del salernitano. 
Qui trascorre lunghi anni ospitando letterari, viaggiatori e politici. 
Opere principali: Italian scene: a Series of interesting delineations of Remarkable views and of Celebrated Remains of Antiquity, Londra 1825. 
Viaggiatore erudito e di gusto, Richard Keppel Craven é di interessante e piacevole lettura.

 

Astolphe de Custine (1790-1857)

scrittore, viaggiatore e marchese, fu un personaggio movimentato e scandaloso. 
Figlio di un generale ghigliottinato dalla Rivoluzione e della bella Delphine de Sabran, amante di Chateaubriand, viaggiò a lungo e scrisse con acume sui paesi da lui visitati. 
Il suo viaggio in Russia nel 1839 è ancora oggi un classico. 
Molto vivaci sono anche i Ménoires e i Voyages dedicati alla Svizzera, alla Calabria, all'Inghilterra e alla Spagna. Scrisse anche un bel romanzo malinconico, Aloys (1829), dedicato a una delicata crisi di identità maschile.

 

Dominique Vivant Denon (1747-1825)

uomo enciclopedico e genialmente versatile, fu letterato, diplomatico, archeologo, litografo, disegnatore, incisore, viaggiatore e fu lo straordinario organizzatore del moderno Museo del Louvre. Partecipò alla grande impresa dell'Abate di Saint-Non volta a illustrare il Regno delle Due Sicilie; e partecipò alla spedizione in Egitto di Napoleone Bonaparte.
Da ogni suo viaggio nacquero libri di notizie e di impressioni vivacissime, intelligenti e entusiaste. Scrisse un dramma morale Giulia o il buon padre (1769) e un delizioso capolavoro nel genere del romanzo libertino, Nessun domani (1777). Collezionò, conversò e visse felice. 

 

Jean Claude Richard de Saint-non (1727- 1791)

abate, violinista, disegnatore e incisore di talento, fu anche viaggiatore e amico degli artisti. 
Dopo un viaggio in Italia, compiuto tra il 1759 e il 1761 in compagnia di Fragonard e di Hubert Robert, era diventato un italianofilo entusiasta. 
Da questa passione e da un intreccio di operazioni editoriali dirette da Jean-Benjamin de Laborde nacque il sontuoso progetto del Voyage pittoresque de Naples et de la Sicilie. Questa grande impresa conoscitiva ed artistica fu diretta e realizzata da Vivant Denon che, nel corso della spedizione, redasse un vivacissimo Journal scritto di getto nei luoghi visitati con tutta la freschezza di un'osservazione diretta e spontanea. 
L'edizione del Voyage pittoresque indebolì le finanze dell'abate di Saint-Non e la rivoluzione gli diede un colpo fatale. 
Il fragile ecclesiastico ne fece una malattia e si spense a Parigi il 25 novembre del 1791.

 

Duret de Tavel

ufficiale francese di cui mancano i dati biografici. Inviato in Calabria per le operazioni contro il brigantaggio, vi si trattiene dal 1807 al 1810. La sua opera, segnata dalle scene crudeli di battaglie e agguati cui l'autore assiste, é pessimistica, aspra e drammatica.

 

Maxim du Camp (1822-1924)

letterato e giornalista francese, amico di Flaubert. 
E’ considerato uno tra i maggiori memorialisti della spedizione dei Mille, che raggiunge a Palermo nel 1860 e al cui seguito percorre l’Italia meridionale continentale. 
I ricordi di questo viaggio, e del passaggio in Calabria, a cui dedica pagine di forte intensità, sono in Expédition des Deux Siciles. Souvenirs personnels (Parigi, 1881).

 

Alexandre Dumas (1802-1870)

scrittore vitale, prolifico e inventivo, dominò il romanzo di appendice e il romanzo feuilleton. 
Scrisse romanzi di argomento storico come la trilogia dei Tre moschettieri, biografie largamente romanzate come quella di Cagliostro, dizionari gastronomici, lavori teatrali su vicende passionali; rielaborò magistralmente episodi di vicende della rivoluzione napoletana del 1799, descrizioni entusiaste e vivacissime della città di Napoli. 
Viaggiatore instancabile, descrisse con molto talento e altrettanta inesattezza quasi tutta l'Europa "turistica" del suo tempo, tra cui - come d'obbligo - il Sud d'Italia.

 

George Gissing (1857-1903)

narratore e saggista inglese. 
I suoi interessi umanistici e il culto del mondo classico lo spingono per ben due volte nell'Italia meridionale: nel 1887 e nel 1897. 
E' durante questo secondo viaggio che visita la Magna Grecia, fermandosi soprattutto a Crotone, a Taranto e a Catanzaro. 
"By the Ionian Sea"- scrive Margherita Guidacci - "é senza dubbio uno dei libri più notevoli che nell'ultimo secolo siano stati scritti sull'Italia da viaggiatori stranieri". 
Opere principali: Workers in the Dawn (1880); The Unclassed (1884); Demos (1886); New Grub Strett (1891); Born in Exile (1892). 
Fine, sensibile e intelligente, Gissing restituisce bene la natura contrastata della Calabria.

 

Giuseppe Isnardi (1886-1965) 

ligure di nascita e piemontese di formazione, Giuseppe Isnardi si trasferì in Calabria, a Catanzaro, nel 1912, come vincitore di cattedra per il ginnasio superiore. 
Animatore e responsabile di grandi iniziative meridionalistiche come l'Opera contro l'analfabetismo nel Mezzogiorno, l'Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, la Biblioteca "Giustino Fortunato", Isnardi fu una figura di intellettuale operoso, di organizzatore illuminato e di meridionalista lungimirante. Amico di Fortunato, Lombardo Radice, Zanotti Bianco, Provenzal e altri ancora, Isnardi lasciò numerosi scritti di descrizione e di studio dei paesaggi e della storia della Calabria, redatti in una prosa tersa, esatta e commossa.

 

Edward Lear (1812-1888) 

pittore e scrittore inglese. 
Attento e affettuoso conoscitore del nostro paese. 
Tra il 1842 e il 1846 visita la campagna romana, l'Abruzzo e il Molise. 
Nel 1847 é in Calabria per un viaggio che poi rievocherà nei Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria, pubblicato a Londra nel 1852. 
I fatti rivoluzionari di Reggio (ottobre 1847) lo costringono a lasciare la regione (doveva ancora visitare Cosentino e Catanzarese) e a far ritorno a Napoli. 
L'anno successivo percorre l'Alta Irpinia, la zona di Melfi ed il Vulture. 
Muore a Sanremo. 
Acquarellista notevolissimo, paesaggista geniale e inventore di immortali filastrocche per bambini, Lear é una figura di spicco nella cultura inglese dell'Ottocento.

 

François Lenormant (1837-1883)

archeologo francese. Viene in Italia la prima volta nel 1866 per studiare il patrimonio artistico della Puglia e della Basilicata. Nel 1879, partendo da Taranto percorre tutta la Calabria e di questo viaggio lascia una lunga e movimentata descrizione nei primi due volumi de La Grande Grèce. Nel 1882 torna a Catanzaro e risale verso Napoli attraverso la Basilicata.
Il terzo volume de La Grande Grèce raccoglie le impressioni di questo ultimo suo viaggio. "L'opera del L." - scrive Amedeo Maiuri - "resterà per lungo tempo la più larga d'informazione sulla situazione del Mezzogiorno nell'ultimo ottocento". Da parte sua Giuseppe Isnardi osserva come la La Grande Grèce sia stato "il libro necessario della cultura calabrese, il manuale ... per una rivelazione della Calabria a se stessa ed al forestiero".

 

Maurice Maeterlinck (1862-1949)

belga di lingua francese, fu poeta, drammaturgo e saggista. 
Esercitò anche l'avvocatura. 
Nel 1911 ricevé il premio Nobel. 
Tentato dal simbolismo e dal decadentismo, Maeterlinck, nelle poesie e nei drammi, trovò una sua propria voce, volta a volta fiabesca o allucinata. 
Tra le poesie va ricordata la raccolta Le serre calde (1889), tra i drammi La principessa Maleine (1889), Le sette principesse (1891) e Pelléas e Mélisande (1892), poi musicato da Debussy. 
Ebbero un grande successo anche i suoi libri "scientifici", come La vita delle api (1901) e La vita delle termiti (1927). Il suo capolavoro è giudicata la fiaba teatrale L'uccellino azzurro (1909). 
Allo scoppio della seconda guerra mondiale lasciò la Francia per gli Stati Uniti. Nel 1924, Maeterlinck scrive un breve diario-pamphlet su un suo viaggio in Sicilia e in Calabria, scoprendo in quei luoghi "immensi disastri" in "paesaggi da fine del mondo".

 

Nicola Misasi (1850-1923)

calabrese, critico letterario e giornalista, si afferma come narratore nel 1882 con i Racconti calabresi, una raccolta di leggende, superstizioni, cronache e storie in cui è fin troppo evidente la passionalità del legame alle proprie radici. 
Con In Magna Sila (1883) e In provincia (1896) l'interpretazione della realtà calabrese si completa e si perfeziona. 
Di grande interesse sociologico, infine, le sue Cronache del brigantaggio, uscite nel 1893.

 

Giuseppe Orioli (1884-1942) 

romagnolo, noto per l'attività di libraio antiquario ma soprattutto come editore della collana "Lungarno Series", attorno alla quale si raccolsero, tra gli anni Venti e Trenta, numerosi intellettuali e scrittori inglesi. 
Fu amico inseparabile di Norman Douglas, con cui viaggiò molto. 
Tra i suoi libri, il più famoso è Moving Alone ("In viaggio", 1990) diario di un viaggio che l'autore fece in Calabria, nel 1933, in compagnia di Douglas, al quale si devono l'idea del libro ed alcuni consistenti interventi nella sua redazione. 

 

Guido Piovene (1907-1974)

veneto, fu scrittore, saggista e giornalista. 
Collaborò presto a Il Corriere della Sera e a La Stampa. Esordì nel 1931 con i racconti La vedova allegra, cui seguì nel 1941 il romanzo epistolare Lettere di una novizia che indaga l'ambiguità e la complessità di certi sentimenti cattolici. 
Tra i suoi grandi reportages si ricordano De America (1953) e Viaggio in Italia (1957), intelligente e acuto diario di un viaggio attraverso l'Italia della ricostruzione post-bellica e degli aspri conflitti ideologici, commissionatogli dalla RAI. 

 

Craufort Tait Ramage (1803-1878)

erudito pubblicista inglese. 
Precettore dei figlioli di sir Henry Lushington, li accompagna nel loro viaggio in Italia e si ferma tre anni a Napoli (1822-1825). 
Collabora alla settima edizione della Enciclopedia Britannica. 
Nel 1842 é nominato presidente della Wallace Hall Academy. 
Opere principali: una antologia di traduzioni poetiche dal latino, dal greco, dal francese, dal tedesco e dallo spagnolo.

 

Horace Rilliet (1824-1854)

ufficiale e medico svizzero, membro del Reggimento Cacciatori della Guardia svizzera al servizio di Ferdinando II. 
Nel 1852 percorre la Calabria al seguito di Ferdinando II. Affida i ricordi e gli appunti di viaggio ad un album litografico, scoperto nel 1939, considerato un prezioso contributo alla conoscenza del regno borbonico.

 

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea de Chirico (1891-1952)

passò la sua infanzia in Grecia, poi visse a Monaco e a Parigi. Frequentò surrealisti e dadaisti e seguì il sorgere della pittura metafisica di Carrà e del fratello Giorgio de Chirico. Nel 1925, a Parigi, iniziò la sua carriera di pittore. Nel 1931 tornò in Italia e si diede sempre più alla letteratura con risultati molto notevoli. Molto belli i ricordi infantili di Infanzia di Nivasio Dolcemare (1941); le autobiografie immaginarie di Narrate, uomini, la vostra storia (1942), i racconti di Casa La vita (1943), i drammi, i balletti, i saggi, ecc. In occasione di un viaggio elettorale di un parlamentare in Calabria nel fatidico 1948, Savinio percorse quella regione e scrisse Partita rimandata. Diario calabrese, un bellissimo diario di viaggio costruito su incontri mitologici e metafisiche visioni.

 

Arthur John Strutt (1819-1888)

pittore inglese. 
Soggiorna a lungo in Italia, soprattutto a Roma, dove trascorre i suoi ultimi anni. 
Nel 1841 percorre a piedi Calabria e Sicilia interessandosi soprattutto agli aspetti folkloristici e al colore locale dei paesi visitati. 
Osservatore acuto e minuzioso come tutti i viaggiatori-camminatori.

 

Henry Swinburne (1743-1803) 

scrittore e viaggiatore inglese. 
Esponente di quella società cosmopolita dai marcati interessi culturali che alla fine del '700 riesce a realizzare una sorta di sua privata e reale dimensione "europea". 
Di famiglia cattolica, Swinburne é in condizione di comprendere, anche senza giustificarle, reazioni e contraddizioni dell'anima meridionale. 
Insieme a sua moglie, Martha Baker, visita la Sicilia e l'Italia del Sud dedicando due anni (1777-1779) a questo viaggio che gli consentirà di scrivere i due grossi tomi dei suoi Travels, pubblicati a Londra nel 1783.

 

Diversamente da quanto si é portati a credere, i viaggiatori stranieri in Calabria sono stati numerosissimi. C'è una diceria, che ha dimorato a lungo nell'immaginario collettivo, secondo la quale i viaggiatori del Grand Tour che si spingevano fino a Napoli concludevano lì il loro percorso. Pochi - i più temerari - raggiungevano la Sicilia via mare, evitando l'attraversamento della Calabria, povera di strade e ricca di briganti. Noi, invece, nel corso della ricerca abbiamo avuto una piacevole sorpresa: quella di veder accumularsi, sul nostro tavolo di lavoro, giorno dopo giorno, schede su schede di testi di viaggio. Al punto da poterne tentare una classificazione. Gli inglesi sono tenaci, imprevedibili, curiosi e umoristici. I francesi sono invece lirici, inclini alla poetica delle rovine e del tempo che fugge, e attenti alle vicende politiche e sociali dei luoghi che visitano. I tedeschi, scrutatori ostinati dei resti dell'antico, sono inteneriti dall'incanto dei paesaggi e si abbandonano spesso al sentimentalismo e alle lacrime. Infine gli italiani, che si dedicano piuttosto a vaste inchieste, scritte spesso in magnifica prosa, spinti a ciò da una volontà di conoscenza di una regione appartata e in parte ignota, o ingiustamente segnalata sulle mappe culturali con l'aggettivo ferox.