| via dalla Calabria | |||||||
|
Cristofiru Culumbu, chi facisti? La megghiu giuvintù tu rruvinasti. Ed eu chi vinni mi passu lu mari/ cu chiddu lignu niru di vapuri. L'America ch'è ricca di danari/è girata di paddi e cannuni, e li mugghieri di li "mericanni"/chianginu forti chi rristaru suli... Il 25 dicembre del 1908 l' «Avanti!» pubblica questo canto, raccolto dalla viva voce dei contadini calabresi. Colombo viene maledetto come responsabile dell'emigrazione, intesa come rovina dell'antico mondo, dispersione e perdizione. Causa di pianti e abbandoni, solitudine di mogli, madri, sorelle, dell'erosione dell'ordine familiare e della fine dei valori tradizionali. Tra il 1876 e il 1900 quasi trecentomila calabresi, un quarto dell'intera popolazione, sono impegnati direttamente in viaggi, provvisori o definitivi. Per molti emigrati e per i familiari rimasti, che avranno accesso a nuovi prodotti alimentari, l'America diventa una sorta di Carnevale realizzato, una raggiunta Cuccagna. Gli "americani" cambiano nel giro di pochi anni l'antico volto dei paesi e delle campagne, acquistando terreni, costruendo nuove abitazioni, avviando attività commerciali, affermando una nuova mentalità, nuovi rapporti sociali. |
|