| pregiudizi e amare realtà | ||||||
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il peso del passato "L'America è diventata la terra promessa dei deliquenti italiani!", strillava ai primi del '900 il capo della polizia di New York Theodore Bingham. "Il guaio è che non ne trovi uno onesto", rincarava nel 1973 Richard Nixon. Tesi venate di razzismo. Ma è innegabile che tra 27 milioni di persone perbene abbiamo esportato, soprattutto negli Usa, anche dei criminali che, scrisse Gay Telese, trovarono nella mafia la scorciatoia al "sogno americano". E i nomi di Al Capone, Frank Costello o Lucky Luciano riuscirono talvolta a offuscare quelli di tutti gli onesti che sgobbavano. E' un peso che portiamo. Erede d'un passato così violento che nel 1903 il tasso di omicidi nella penisola era 6 o 7 volte superiore a quello dei maggiori paesi europei. Ancora nel 1967 la Commissione Giustizia denuncia negli Usa 24 "cartelli criminali" i cui membri "sono esclusivamente di origine italiana".
Sacco e Vanzetti A fare le spese della paura americana degli anarchici italiani furono il pugliese Nicola Sacco e il piemontese Bartolomeo Vanzetti, arrestati il 5 maggio 1920 con l'accusa di avere commesso una sanguinosa rapina. Le prove, in realtà, erano piuttosto fragili per non dire inesistenti. E il processo, parte di una durissima campagna repressiva contro la "sovversione" voluta dal presidente Woodrow Wilson e venato di una profonda xenofobia, scatenò reazioni in tutto il mondo. Al punto di far raccogliere 10 milioni di firme di protesta, di costringere perfino Mussolini a intervenire in favore dei due poveretti e di far dire a Vanzetti subito dopo la sentenza di condanna a morte: "Mai, vivendo l'intera esistenza, avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione tra gli uomini". Furono giustiziati il 23 agosto 1927. Per essere riabilitati avrebbero dovuto attendere il 1977. |
Al Capone nel 1929
la copertina dedicata dal "Time"al boss della mafia Frank Costello
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