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l'imbarco, un'amara scoperta...

Le navi, all'imbarco, si rivelavano spesso assai diverse dalle promesse. Un emigrante partito da Genova nel 1887 con il vapore "Messico" spiega alla «Voce Cattolica» di Trento:

"Quel bastimento aveva servito a condurre dall'America del carbon fossile e pensando che noi emigranti fossimo roba da poco conto, i marinai non si erano pigliata la briga di ripurirlo. Al primo entrarvi noi lo abbiamo trovato sì lurido che ci veniva schifo e già da molti di noi si alzava lamenti contro l'ingaggiatore che ci cacciava in mezzo a tanta sozzura".

 

 

in carrozza pigiati come acciughe...

Moltissimi furono coloro che, anzichè il Nuovo Mondo, scelsero la Francia, la Svizzera o altri paesi della vecchia Europa.

O preferirono partire per le Meriche da porti stranieri.

Il viaggio era comunque una via crucis:

"da basilea ad Havre ci si fece viaggiare in treni orribili, pigiati come le acciughe, e ci facevano sfilare in processione da un luogo all'altro in mezzo ad un migliaio di emigranti di tutte le razze e di tutti i colori, cacciati colla frusta come tanti maiali", scrive dall'America Regina Favetti alla sorella Clotilde in una lettera poi pubblicata ne Il salto nel fosso, diRudy J. Favrett. E' il 1898. Mezzo secolo dopo, negli anni Cinquanta e Sessanta, il viaggio sui "treni dal sole", come vediamo non sarà poi così diverso.

foto archivio Paolo Cresci

"Gli emigranti" 1895 di

Antonio Tommasi (Galleria

d'Arte Moderna Roma)

Archivio storico del Corriere

della Sera

Archivio Trenitalia