| esodo dal Sud | |||||||
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"Vi saluto in nome dei miei 8 mila amministrati,dei quali 3 mila sono emigrati in America, e 5 mila si preparano a seguirli". Così il sindaco di Moliterno, con amaro sarcasmo accoglie a inizio Novecento il presidente Giuseppe Zanardelli, in visita nelle province lucane. Ogni mille abitanti, nel decennio 1901-1910, se ne vanno 33,7 abruzzesi e molisani l'anno, 31,6 calabresi, 29,7 lucani 29,5 veneti e friulani, 21,6 campani, 21,5 siciliani, 20,6 marchigiani. L'emigrazione dal Sud si configura come un vero e proprio "dissanguamento" (si comincia a parlare di "sangue degli emigrati), come un vero e proprio "svuotamento" di campagne, città, paesi. Dietro la «febbre» contagiosa dell'emigrazione vi sono i bassi salari, la fame, la crisi agraria, le catastrofi ricorrenti (terremoti, alluvioni, carestie), il desiderio di diventare piccoli proprietari e mettere la parola fine ad antiche oppressioni. |
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